Jet Lag, No Grazie!

di Mark Perna

Il desiderio di viaggiare, di andare lontano, di scoprire e capire nuove culture, altre terre, è un sentimento insito nell’uomo fin da tempi remoti. Ognuno di noi, se potesse partirebbe per una avventura emozionante anche se per raggiungere la meta desiderata bisogna fare molte ore di viaggio. Certo con l’avvento dell’aviazione civile, i viaggi non sono certo lunghi come una volta, quando solo pochi temerari erano disposti ad affrontare le insidie del viaggio per giorni, mesi o addirittura anni. Adesso sembra quasi assurdo che per raggiungere gli Stati Uniti, al tempo di Colombo, fossero necessarie intere settimane di dura e faticosa navigazione, oggi con poco più di sette ore si può arrivare a New York comodamente seduti nella poltrona di un confortevole e modernissimo aereo.

Questa comodità è il risultato di un progresso tecnologico sempre più avanzato e strabiliante che ha reso gli spostamenti da un continente all’altro un’attività consueta dell’uomo moderno. I disagi e le rinunce che dovevano sopportare i viaggiatori avventurieri di un tempo non hanno nulla a che vedere con quei piccoli disturbi che possono insorgere durante i viaggi a lungo tratto, specialmente quando i fusi orari dalla città di partenza a quella d’arrivo sono particolarmente rilevanti.

Comunemente questi sintomi vengono riassunti nella parola inglese jet lag , che potremmo tradurre come sindrome del viaggiatore . Si tratta di una serie di fastidiosi ma passeggeri disturbi, legati alla differenza di fuso orario che costringe il nostro organismo a modificare le nostre abitudini quotidiane, dai ritmi di sonno-sveglia all’alimentazione. La diversità d’orario modifica quindi i nostri bioritmi che prima erano regolati sull’orologio della nostra città e che adesso vengono completamente cambiati: si dorme quando prima mangiavamo, ci si alza quando prima eravamo nel modo dei sogni. I fastidi più consueti sono dovuti ad una sensazione di stanchezza inconsueta, mancanza di appetito, sonnolenza o addirittura insonnia, sensazione di freddo anche al sole (perché il nostro corpo ha la temperatura notturna quando è giorno e viceversa), disturbi intestinali, stitichezza e una certo disorientamento come se si fosse ancora tra le nuvole. A creare questi disturbi è in realtà un flusso irregolare di ormoni prodotti dal nostro corpo, in particolare dalle ghiandole surrenali.

In realtà la cura migliore di questa tipica sintomatologia del viaggiatore è quella di aspettare in tutto relax che il nostro fisico si abitui al nuovo orario, i farmaci è meglio usarli solo in caso di vero bisogno. Comunque alcuni semplici suggerimenti vi potrebbero essere d’aiuto: se arrivate a destinazione durante il giorno, dopo un lungo viaggio, è meglio non addormentavi anche se siete stanchi e aspettare che giunga l’oscurità, in questa maniera aiuterete il vostro cervello a sintonizzarsi più rapidamente al nuovo ciclo luce-buio; se arrivate a destinazione quando per voi è notte fonda, la temperatura del vostro corpo sarà più bassa di quello che dovrebbe essere, quindi per evitare i brividi di freddo, tipici del jet lag, copritevi di più anche se fuori fa caldo; per evitare problemi all’apparato digerente è meglio consumere i pasti durante l’orario biologico a cui siete abituati, se questo non è possibile è necessario adeguarsi gradualmente mangiando in modo leggero, bevete molto, ma non caffè o bevande alcoliche; per evitare il fastidioso gonfiore degli arti inferiori dovuti alla ritenzione di liquidi per il fatto di rimanere seduti per molte ore è consigliabile fare qualche esercizio di stretching anche da seduti e quando è possibile sgranchirsi le gambe facendo un giretto per l’aereo.

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